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I greci e la cucina
 


Questo è il Paese in cui sono stati inventati nettare e ambrosia (ma anche, va detto, la cicuta). Troverete, in puro stile greco, piatti sofisticati e squisiti, ma anche porcherie gastronomiche che, se non sono velenose, ne hanno comunque tutta l’aria e il sapore.
La fassolada è un piatto nazionale, una minestra spessa di fagioli, pomodori e carote che costituisce un piatto a sé, specie se accompagnata da un’aringa affumicata. La domenica e nei giorni di festa la scelta obbligata è agnello o capretto arrosto, con patate cotte nel sugo.
Benché ogni regione abbia le sue specialità (piatti succulenti cotti con noci varie e frutta secca, torte di pasta sfoglia fatta in casa con farciture d’ogni tipo, pittoresche verdure ripiene), per il pasto di tutti i giorni si preparano di solito spezzatini o stufati. Quasi tutto il cibo viene cotto in olio d’oliva forte e verde-dorato, oppure in margarina derivata dall’olio, con pomodori ben maturi, che vanno a formare salse irresistibili per la scarpetta. Con la carne bianca si usa molto il succo di limone, spesso mischiato con l’uovo a formare una salsa cremosa.
La carne più apprezzata è quella di animali molto giovani, vitello, agnellino o maialino da latte, capretto, gallinella. Naselli, dentici, orate, pesce persico, triglie e sardine, formano la base per molti piatti deliziosi. Molluschi e crostacei vengono usati sia come antipasti sia come secondi. Le verdure di solito vengono mangiate cotte, raramente servite come contorno crudo a parte.

I greci sono golosi e producono una varietà infinita di dolci e torte. Fanno marmellate un po’ con tutto (petali di rosa, fiori d’arancio, buccia d’anguria e melanzane novelle); sfornano centinaia di tipi di pane e biscotti, e sgranocchiano indifferentemente le barre di cioccolato confezionate e le sciroppose e peccaminose prelibatezze mediorientali a base di pasta frolla, noci e spezie.
Le ore dei pasti, naturalmente, sono indefinibili: il pranzo ha luogo tra l’una e mezza e le cinque e mezza, la cena dopo le dieci di sera. La mattina, prima di uscire si prende un caffè con biscotti (i greci dicono sdegnosamente «Io non faccio mai colazione», quasi si trattasse di un’abitudine da depravati). Verso le undici si placa la fame con una tiròpitta (pasta sfoglia traboccante di formaggio feta caldo), o con una delle mille tentazioni proposte dalle panetterie o dai bar. Intorno a mezzogiorno si incontrano gli amici per un aperitivo (ouso o birra) e una poikilìa (antipasto caldo o freddo) che da sola può valere un pasto.
Negli ultimi anni il whisky è diventato quasi la bevanda nazionale. Perfino nei paesini più piccoli, lontani anni luce dalle metropoli, i robusti alcolici locali sono ormai relegati al secondo posto. I greci devono 45 milioni di bottiglie di whisky all’anno: è il consumo pro capite più alto del mondo. Con gli amici, anche incontrati per caso, si deve brindare (non necessariamente una volta sola) a ogni ora del giorno e della notte; ma raramente il greco beve da solo, e sono quindi pochi i casi di etilismo.
Il pranzo e la cena a casa sono faccende semplici: un piatto di melanzane con carne tritata e pomodori, o maiale con sedano, accompagnato dal favoloso formaggio feta fatto con latte di mucca o di pecora.
A fine pasto è d’obbligo il caffè, che deve avere una bella schiumetta sopra e un residuo spesso almeno mezzo centimetro al fondo della tazzina, e va bevuto bollente a piccoli sorsi, il primo dei quali è seguito da un profondo sospiro soddisfatto alla Nino Manfredi.