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In un breve colloquio fra Chef Kumalé (il noto cuoco multietnico torinese) e Suor Germana (la nota bestsellerista di cucina) vengono esaminati i problemi della gastronomia internazionale.
C.K. In questi ultimi anni abbiamo visto arrivare in Italia un gran numero di immigrati, sono stati aperti anche molti ristoranti cinesi, indiani, mediorientali.
Pensa che gli italiani si lascieranno tentare da queste culture culinarie?
S.G. Secondo me l'italiano é per tradizione un goloso... non dico un'affamato, ma comunque ama la buona cucina.
E' però ben disposto a fare esperimenti nuovi.
Lo noto specialmente tra i giovani che oggi viaggiano più di un tempo, fanno esperienze di lavoro o volontariato all'estero, fanno viaggi di nozze in paesi lontani.
Lo vedo specialmente nelle coppie miste.
Gli italiani che sposano una donna straniera ne apprezzano anche la cucina. Devo anche riconoscere che la nostra cucina esercita un grosso fascino sugli stranieri, molte donne peruviane, filippine o capoverdiane che lavorano come domestiche in famiglie italiane imparano con avidità le nostre ricette.
Mi è capitato di insegnare ad alcune di loro i piatti della tradizione italiana in occasione dei corsi di formazione per collaboratrici domestiche, erano orgogliose di saper fare un buon sugo di pomodoro!
Noi dovremo essere più umili e più curiosi a scoprire anche le loro specialità.
C.K. Quali sono i piatti di altri paesi che l'hanno colpita?
S.G. Sono stata in Terra Santa, nei pressi di Gerusalemme, dove ho potuto gustare dei piatti medio-orientali molto buoni. Ricordo in particolare una salsa a base di ceci buonissima...
C.K. L'Hummus bi tahina...
S.G. Sì, e poi il pollo arrosto, lo cucinano veramente molto bene.
Usano un olio più leggero del nostro. In questi paesi si dedica ancora molta attenzione alla preparazione dei cibi, ed anche le tradizioni sono ancora molto forti, ogni momento di festa si celebra di fronte ad una tavola imbandita di piatti, spesso molto semplici ma curati al tempo stesso.
Io però sono legata alla cucina tradizionale, nei miei corsi insegno sempre a privilegiare l'uso di ingredienti regionali e di stagione.
C.K. Già, la cucina è ancora molto legata alle tradizioni...
S.G. Moltissimo legata alle tradizioni, io nutro un profondo rispetto per i musulmani, con tutti i loro riti, e sono tanti ... ma anche per la loro osservanza. Durante il Ramadan praticano il digiuno, non mangiano dall'alba al tramonto per giorni e giorni.
Noi italiani non comprendiamo questi sacrifici, stentiamo a pronunciare in modo corretto il nome stesso di questa ricorrenza, molti lo chiamano "rabadan", che in piemontese ha tutt'altro significato.
Molti pensano poi che appena calano le tenebre questi si abbuffano in modo da mangiare tutto quello che non hanno ingerito durante il giorno.
In realtà si nutrono dello stretto necessario per poter vivere e lavorare.
C.K. I suoi libri di cucina vengono tradotti in francese, inglese, spagnolo e portoghese e si vendono in tutto il mondo.
Mi è capitato navigando in Internet di consultare un motore di ricerca sulla cucina italiana, ed ho notato con sorpresa che Suor Germana è anche nel cyberspazio.
Pensa in futuro di inserire nei suoi ricettari qualche specialità di altri paesi?
S.G. Si le mie ricette hanno una diffusione molto ampia, mi scrivono dalla Costa d'Avorio, ma anche dal Sud America.
Molte mie ricette vengono impiegate anche nelle missioni e se mancano gli ingredienti ci si aggiusta con quello che offre il luogo.
In passato ho inserito alcune ricette russe in un mio libro, mi riprometto di dare maggior spazio a piatti di altre culture nei prossimi lavori.
Potrei già inserire qualche specialità nel libro che sto scrivendo sulla cucina per i bambini.
Oggi nelle scuole materne si trovano bimbi di tutte le razze, fi
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