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coperitna di Triestini Lucia Cosmetico, Claudia Mitri Cruz

Triestini

Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù

120 pagine, formato: 13 x 21 cm
Anno: 2006
Collana: Luoghi non comuni italiani

Ordina Triestini Libro € 9,50

Trieste si trova nel punto più nordorientale d’Italia, proprio al confine con la ex Jugoslavia, in particolare con quella parte che oggi si chiama Repubblica di Slovenia.
I Triestini vivono in bilico tra la nostalgia del bel tempo che fu, quando potevano godere della protezione austriaca, e la necessità di adeguarsi, sia pure controvoglia, al «nuovo» che avanza, come ad esempio i nuovi ricchi della vicina ed ex povera Slovenia. E come biasimarli: Trieste, come i suoi abitanti, è una città strana, dalla storia complessa. Chi la visita deve ricordare che per cinquecento anni questo luogo ha fatto parte dell’Impero asburgico. E che attualmente Trieste detiene due primati: è la città più vivibile d’Italia (secondo «Il Sole24Ore», 2005) e quella in cui vive il maggior numero di anziani (26,3%). Nella patria di Svevo, Saba e Joyce c’è la bora che sconquassa le idee, e il sole da adorare come facevano gli egiziani. E la Mitteleuropa sì, è vicina, ma c’è chi preferisce mobilitarsi per ribadire l’italianità di Trieste.
Insomma di contrasti, contraddizioni e veri e propri enigmi, da quelle parti se ne incontrano parecchi. Qualsiasi triestino obbedisce alla regola del no se pol (non si può): ma cosa non si può? Tutto. Punto e basta. Provate a chiedere: «perché non si può?»; vi sentirete rispondere con un fugace e alquanto vago «perché te sa zà come che xe qua, no se pol e basta» («perché sai già come funziona qua, non si può e basta»). E su questo nosepol, il triestino si adagia, preferendo lasciar fare agli altri e aspettare che siano loro ad aver bisogno di lui. Se ciò non accade, poco gliene importa, può sempre riempire il vuoto criticando e demolendo quella stessa iniziativa su cui, in cuor suo, aveva fatto fede per una possibile occupazione.
Paolo Rumiz, giornalista e scrittore triestino, si spinge oltre: «Se volete che vi dica il peggio di noi, allora siamo dissacranti e perditempo, raminghi e menefreghisti. E completamente privi di autostima. Da noi, «Quel tipo» si dice «quel mato», perché il nostro è l’unico posto al mondo dove normalità e follia coincidono. Esattamente come questo libro, che mi rimette in pace con i miei difetti.

Ordina Triestini Libro € 9,50
Libri,Libri rivisti,Umorismo,Viaggi e popoli . redazione · (31 12 2006)

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