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Sonda

Il libro utile

25
Febbraio
2015
Lettori in gioco

Lettori in gioco

Manifesto per un movimento di genitori e promotori della lettura
Scritto da: Beniamino Sidoti

Esce oggi in libreria Lettori in gioco, un piccolo agile libro che abbiamo scritto con Alessandra Zermoglio, per sostenere chi legge e promuove la lettura (presentazione di Carla Ida Salviati!!). Perché siamo in tanti a leggere, in casa e fuori casa, come attività contagiosa: e per scambiarsi pareri, consigli, per mettere voglia e per cominciare, per continuare e per agire.

Per vostro diletto, ecco la nostra introduzione: buona lettura!


INTRODUZIONE

LEGGI!

di Beniamino Sidoti e Alessandra Zermoglio

Leggere fa bene, leggere è importante: pure, in Italia sembra sia sempre più difficile avvicinare i bambini, i ragazzi e gli adulti ai libri. Le ricerche, che in questi casi si invocano sempre, sono di anno in anno più scoranti: in Italia si legge poco e male.

Qualunque dato si voglia prendere - i libri letti o comprati, il numero di persone che leggono almeno un libro l’anno, le capacità degli studenti universitari di decodificare un testo, l’andamento del mercato editoriale e librario - qualunque dato dimostra che nel nostro Paese si legge poco, anzi sempre meno.

Allora, perché questo libro?

Anzitutto, perché un’esigenza sociale di questa portata è sia un fatto politico che un bisogno collettivo. La politica, ancora più in questi anni, sta dando risposte contrarie al bisogno, non facendo politiche per la lettura e incoraggiando con i tagli la chiusura o la decadenza delle biblioteche, delle scuole, delle librerie, delle poche trasmissioni culturali. In questo Paese è più facile intervenire a favore del peperone variegato che del libro, con tutto il rispetto per il peperone variegato, se esiste. Allora, quando la politica latita, rimane la collettività, che è fatta di persone: che poi siamo noi - noi che scegliamo ogni giorno se leggere o meno, e se fare o meno qualcosa perché la lettura resti un patrimonio nostro e dei nostri figli.

Questo libro vuole offrire riflessioni e strumenti concreti per diffondere lettura, per contagiare e costruire lettori.

Ecco spiegato un primo senso del titolo di questo libro: «lettori in gioco», cioè persone pronte a mettersi in gioco, a fare qualcosa perché si legga.

Lettori in gioco, però, è anche un’indicazione di metodo: suggeriamo di mettere al centro della nostra azione pratiche di gioco. Anzitutto perché sia io che Alessandra lo abbiamo sempre fatto, e questo sappiamo spiegare. Poi, perché a parlare di lettura c’è sempre un rischio dietro l’angolo, che chiamo «la prospettiva del senso di colpa».

Sappiamo che il senso di colpa non è mai un buon consigliere, e se ci pensiamo sappiamo pure che è un pessimo educatore. Pure, quando si parla di lettura, volendo o non volendo, in questo Paese, facciamo sempre leva sul senso di colpa.

Fateci caso, lo abbiamo fatto anche noi: ho parlato delle statistiche, come fanno tutti, come si fa sempre, e ho detto che in Italia si legge poco e male. L’ho fatto perché è vero e innegabile, ma anche perché così mi sono messo dalla parte dei buoni (io leggo, tsè), e ho tracciato una linea dell’impegno in cui ci sente in dovere di spostarsi dalla parte giusta: potere del senso di colpa.

Il senso di colpa è perfetto per declinare messaggi semplici all’imperativo: per dire «Leggi!». Come aveva già detto Gianni Rodari e come ha poi sancito Daniel Pennac (in Come un romanzo), «il verbo leggere non sopporta l’imperativo»: al massimo serve per produrre ulteriore senso di colpa.

E il senso di colpa non produce lettori (così come le campagne basate sul senso di colpa non producono persone responsabili per la salute, l’ambiente o la collettività). Diciamo pure che leggere è giusto, è utile: non produrremo nessun lettore. Dovremmo dimostrare che leggere è bello e che può essere naturale, facile.

In questo il gioco è uno strumento più adatto: certo, perché il gioco sta più dalla parte del piacere che del dovere della lettura, ma non solo per questo. Dopo aver predicato il piacere della lettura per venti anni, sappiamo che il piacere non basta: il piacere può essere effimero e produrre ulteriori alibi alla non lettura - per essere più tecnici, per far leggere non serve "intrattenere" i lettori; serve coinvolgerli, e far fare loro cose grandi, come immaginare, vivere la storia letta, confrontarsi e scambiarsi opinioni.

Giocare con la lettura significa anche questo: fare insieme tutto ciò che un lettore consapevole fa da solo quando legge un libro. Di nuovo, «lettori in gioco».

Per inciso, sì, crediamo molto nelle potenzialità del gioco come strumento educativo naturale: pensiamo che sia una delle poche occasioni in cui siamo in grado di calarci totalmente dentro qualcosa, e in cui siamo portati spontaneamente a imparare da ciò che facciamo. Il gioco, così inteso, è una modalità di vivere le cose, che tanti riescono a portare in ogni azione quotidiana: un modo di vedere la libertà e la possibilità ovunque. E questa libertà e possibilità è uno dei valori della lettura, una delle potenzialità del libro. Non ne parliamo esplicitamente, ma credo nelle pagine che seguono ne possiate sentire il retrogusto.

Lettori in gioco, dunque: ma come? Ecco, in questo libro parliamo di questo: come essere lettori in gioco. E lo abbiamo fatto unendo due punti di vista sulla lettura, una prospettiva A come Alessandra e una prospettiva B come Beniamino. Non sono due metodi, non sono in concorrenza: Alessandra ha scritto della sua esperienza di mamma, da genitore; Beniamino ha scritto della sua esperienza di lettore, da animatore e promotore della lettura.

Semplificando: Alessandra parla di ciò che si può fare a casa propria e gioca in casa, Beniamino gioca fuori casa, in biblioteca, libreria, scuola e dove capita. Entrambi siamo «lettori in gioco», cioè persone che hanno deciso che vale la pena di impegnarsi nella lettura, e di farlo divertendosi. E vorrebbero istigare altre persone a farlo.

Abbiamo scritto questo libro alternandoci, cercando di non ripeterci - pensando alla nostra storia e a chiarire molto ogni spunto pratico.

Nonostante questo, non crediamo di aver scritto un «manuale», cioè un insieme di istruzioni: le istruzioni, a ben guardare, sono poca cosa. In questo caso, almeno: cioè in una cosa in cui l’importante è condividere la propria gioia senza filtri. Quello che conta è trasmettere la voglia di fare, spingere a fare.

Per questo pensiamo che il nostro sia un «manifesto»: perché dice che leggere è importante (certo), e che abbiamo deciso di farlo insieme ai nostri figli - e che sappiamo che si può fare, e come lo abbiamo fatto.

È manifesto, chiariamo, non perché abbiamo elaborato un «metodo»: tutt’altro. Ognuno ha fatto i suoi tentativi, e le sue scoperte. E intorno a noi ci sono tante persone che, nel nostro Paese (e in altri) fanno promozione alla lettura, che ostinatamente leggono. Non vogliamo peccare di superbia o di ingenuità: siamo in tanti a leggere, ed è un bene. Abbiamo cercato di raccontare un po’ di questo vasto mondo in fondo a ogni capitolo, in una scheda che chiamiamo «risorse».

Chiudiamo il cerchio, e torniamo alle statistiche. Quello che le statistiche non raccontano è che, malgrado i lettori stiano crollando, non crollano dappertutto: il crollo delle percentuali di lettori si ha soprattutto ad alcune età, e accade di più in alcune zone d’Italia. Segno che qualcosa si fa, e che qualcosa si fa perfino bene: che dove si riesce a lavorare diversamente, i lettori si creano.

Certo, rimane la mancanza di politiche nazionali, rimane la tenace demenza di una classe politica che toglie soldi alla cultura e futuro al Paese. Però qualcosa si fa e si può fare.

Ma non per i sensi di colpa. Tutt’altro: per due ottime ragioni difficili da spiegare.

Perché ne vale la pena e perché è appassionante.
Buona lettura! 


Tags: promozione della lettura, lettura, gioco, genitori


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